Le aziende italiane sono ancora poco informatizzate e non pronte allo smart working

L’emergenza Coronavirus ha costretto molte aziende italiane ad adottare lo smart working, chiedendo ai propri dipendenti di lavorare da casa. La maggioranza delle imprese italiane non è però ancora pronta ad affrontare il “lavoro da remoto” a causa della mancanza di informatizzazione dei propri sistemi. Ma chiedere ad un dipendente di utilizzare il proprio computer è sufficiente per poter affermare che si lavora da remoto? Le aziende cosa dovrebbero fare per adeguare i propri sistemi? Per il CEO di Atlante Informatica, Alessandro Musso prima di tutto è necessario chiarire cosa si intende per smart working o lavoro da remoto. “Questa tipologia di lavoro – spiega – è l’insieme degli strumenti tecnologici che permettono ad un lavoratore di essere produttivo in egual misura, lavorando in luogo geograficamente diverso rispetto a dove lavora di solito. Quindi, con un PC o un tablet e una connessione internet, l’utente deve avere accesso completo al ‘sistema informatico aziendale’ come se fosse esattamente seduto di fronte al suo PC in ufficio”. In sostanza “mi metto al pc di casa mia, eseguo il programma che mi connette al sistema aziendale e inizio a lavorare come se fossi in azienda. Posso lanciare una stampa, rispondere al mio solito interno telefonico e svolgere tutte quelle attività che farei in ufficio, comprese le riunioni con i colleghi”. 

Le imprese italiane sono effettivamente pronte a questa diversa tipologia di occupazione? “Sappiamo da vari dati statistici – sottolinea Musso – che l’Italia è il fanalino di coda riguardo all’innovazione tecnologica nelle aziende, anche se in realtà il dato non è del tutto completo. Abbiamo due tipologie di aziende: quelle super tecnologiche che non hanno avuto nessun problema ad organizzare, da un giorno all’altro, il lavoro da remoto per i loro impiegati e poi ci sono le aziende che sono lontane anni luce dal poterlo fare e che, in questo caso, avranno bisogno di tempi lunghi per affrontare il cambiamento tecnologico”.  Perché esiste questo divario tra le aziende? “Spesso si pensa che la colpa – spiega ancora Musso – sia da imputare alla mancanza di soluzioni tecnologiche, ai costi elevati, oppure alla scarsa copertura di banda internet (copertura di connessione) che le aziende devono avere per mettere in piedi queste soluzioni. Ma la tecnologia c’è, basta organizzarsi, pianificare e installarle. Per le piccole e medie imprese, ovvero il 95% delle aziende italiane, gran parte di questa tecnologia è completamente gratuita e già disponibile online completa di guide e manuali. Esistono soluzioni gratuite che permettono il collegamento sicuro da remoto ai sistemi IT aziendali. Adottando questi sistemi si può, piuttosto semplicemente, espandere virtualmente i confini dell’azienda all’infinito”.