OroEtic, Compro Oro più convenienti del Banco dei Pegni

Riaprono i Compro Oro, un’alternativa decisamente più redditizia del Banco dei Pegni, per chi in questo periodo di difficoltà si trova costretto a cedere i propri preziosi. OroEtic, cliente di Progetto Comunicazione, in un comunicato pubblicato da diverse testate, tra cui, Il Tempo.it e Italpress, spiega a voce del suo Ceo, David Campomaggiore, perchè è più redditizio rivolgersi ad un Compro Oro rispetto al Banco dei Pegni.

Roma, 4 maggio 2020 – Affari d’oro per il Banco dei Pegni in periodo di quarantena. Il blocco di tutte le attività, imposto dal Governo, per combattere il diffondersi del virus, ha messo in difficoltà non solo le aziende ma moltissime famiglie che, in molti casi, sono state costrette ad “impegnare” i propri beni. Negli ultimi giorni lunghe code si sono formate davanti le sedi dei Banco dei Pegni con persone pronte a farsi pignorare i ricordi di famiglia. Una scelta dolorosa e quasi obbligata perchè, di fatto, fino ad oggi, non esisteva alcuna alternativa. Con il Dpcm del 22 marzo il Governo ha, infatti, imposto la chiusura dei compro-oro fino al 4 maggio, un’alternativa decisamente più conveniente per coloro che avevano deciso di cedere i propri gioielli. Una valida alternativa anche perchè la quotazione dell’oro, in questi due mesi di stop, è passata dai 42 euro al grammo, fino a toccare la cifra record di 51,6. “Da quando finalmente abbiamo riaperto – confida David Campomaggiore, Ceo del marchio OroEtic – in poche ore siamo stati letteralmente subissati da richieste telefoniche, via mail e da clienti al negozio. E’ quindi evidente che i nostri connazionali sappiano fare bene i propri conti”.

In effetti, calcoli alla mano, fra il Banco dei Pegni e i Compro-oro, esistono delle differenti stime di guadagno. Differenze che il Ceo di OroEtic riassume in tre punti principali: “il primo è che l’oro viene valutato poco più di un terzo del suo reale valore. Al ‘cliente’ vengono quindi prestati solo il 40% dei soldi che avrebbe ricavato vendendo l’oro in un compro-oro che opera onestamente. Il secondo punto, invece, dipende dal fatto che la quasi totalità delle polizze di credito su pegno non vengono riscattate perché le persone che impegnano i propri preziosi, essendo in evidenti difficoltà economiche, solo raramente riescono a recuperare i propri gioielli. Il terzo punto, infine, riguarda le spese di commissione e il tasso di interesse imposto dal Banco dei Pegni. Un interesse che non ho problemi a definire davvero alto. Ergo, per spiegare il concetto in modo elementare, se normalmente 100 grammi di oro a 18 carati valgono ad esempio 2.000 euro, per la banca il valore della stima sarà di 800 euro che successivamente verrà poi decurtato degli interessi, giungendo a un valore finale di circa 700 euro”. Ad ogni modo, fino a qualche anno fa, quando ancora i compro-oro non esistevano, nei momenti di difficoltà l’unico modo per ricavare del denaro era impegnare il proprio oro al Banco dei Pegni, ottenendo in prestito quei soldi tanto urgenti.

“Con il diffondersi dei compro-oro – ribadisce Campomaggiore – molte persone hanno deciso di vendere il proprio ‘bene’ anziché impegnarlo ricavandone molti più soldi e tutto questo ha portato inevitabilmente una grossa flessione negli affari delle banche. Eh sì perché in molti non sanno che il cosiddetto Monte di Pietà, non è altro che una banca, gestita da un importantissimo istituto di credito italiano. Per concludere – prosegue – vorrei anche evidenziare che mentre il nostro comparto ha subito una chiusura, alla quale ci siamo scrupolosamente adeguati, il Banco dei Pegni non ha dovuto abbassare le proprie saracinesche perché, essendo un servizio offerto dalla banca e venendo considerato un prestito (prestito su pegno, appunto), rientrava nella categoria delle attività finanziarie. Ma adesso che abbiamo riaperto le nostre attività, se proprio le persone sono costrette a privarsi dei loro averi, almeno hanno la libertà di scegliere”.